Scuola di Goshindo

 

La Scuola di Goshindo Nekobukai nasce dalla volontà di condividere con più persone la capacità e la possibilità di far fronte a situazioni difficili o pericolose. L’esperienza pluridecennale degli Insegnanti Nekobukai e lo studio approfondito di alcuni di loro, ci ha permesso di mettere a punto un metodo di difesa basato sull’arte antica del Tuite e sui concetti chiave delle arti marziali quali: autocontrollo, allenamento fisico e preparazione mentale. L’obiettivo è quello di formare persone che sappiano prevedere ed affrontare situazioni difficili o pericolose, mantenendo intatte le proprie capacità mentali così da accedere ad abilità fisiche qualora se ne presenti la necessità. Su queste premesse abbiamo costruito un sistema di difesa e quindi di combattimento adatto ad ogni persona che, se applicato e studiato con criterio e costanza, può servire come strumento di crescita personale. Insegnare a qualcuno una forma di combattimento è una responsabilità importante, perché spesso le persone tendono a travisare le informazioni veicolate, trasformando il combattimento in una forma di inutile violenza. È per questo motivo che il nostro sistema di difesa integra aspetti di controllo delle emozioni e di gestione delle dinamiche mentali. L’obiettivo finale è quello di ottenere lo sviluppo di una o più abilità che, in caso di necessità, possono essere utilizzate in modo quasi istintivo. Infatti di fronte ad una situazione di reale pericolo, lo shock che provoca lo stress emotivo può essere tale da farci cadere in uno stato di blocco completo, quello che in psicologia si chiama “freezing”, una condizione in cui risulta impossibile attingere alle conoscenze sedimentate nella memoria, ma che può lasciare spazio, invece, ad uno schema motorio istintuale.

Per sviluppare quindi i tre aspetti fondamentali fisico, emotivo e mentale, il nostro sistema lavora, nella pratica, su tre concetti chiave.

Aspetto fisico: Gioca come i grandi felini
A dispetto di quanto si possa pensare, il tipo di allenamento e di combattimento più efficace è quello che si pratica con i propri compagni, perché non richiede estrema performance e, di conseguenza, permette di concertassi su se stessi e quindi permette il miglioramento. Questo è esattamente quello che fanno tutti i felini, dai grandi predatori ai nostri piccoli amici domestici. Osservando il comportamento dei cuccioli e dei giovani si vedono spesso situazioni di lotta in cui i piccoli imparano come combattere con la preda, artigliando e azzannando, pur senza portare degli attacchi letali al compagno di gioco. Per questo motivo, uno degli elementi principali della preparazione fisica, oltre all’insegnamento di tecniche specifiche e di esercizi di potenziamento, è lo studio di quello che in gergo si chiama sparring, ossia una forma di combattimento vincolato da regole per evitare infortuni e ferite. Un combattimento non letale che permette a noi, come al cucciolo di tigre, di crescere e rafforzare anche la componente emotiva. Infatti nel gioco senza tensione agonistica è più facile sopportare la fatica, il dolore e persino un colpo andato a segno. Con il giusto supporto e la guida di un istruttore capace questa forma di gioco contribuisce a liberare il partecipante da emozioni negative come rabbia o arroganza lasciando il posto a determinazione e coraggio. In questo modo, con il tempo, si acquisisce padronanza del proprio corpo e delle emozioni, sviluppando le abilità istintive ed evitando di rimanere offesi perché il compagno ha portato un colpo che non siamo riusciti ad evitare. Così, allenamento dopo allenamento ci scopriremo più forti e in grado di affrontare con coraggio qualsiasi situazione nella vita di tutti i giorni.

Aspetto emotivo: Impara ad essere umile, ma non modesto
Per riuscire a lavorare in modo costante in una situazione che mette alla prova la totalità della nostra persona è necessario il controllo delle proprie emozioni. Sembrerà strano, ma uno dei mezzi principali attraverso il quale perseguire l’autocontrollo è l’umiltà. Essere umili, tuttavia, non vuol dire occupare l’ultimo posto, ma significa occupare il “proprio”, ossia quello adatto alle proprie competenze e abilità specifiche relative a quel determinato contesto. Saper stare al proprio posto significa anche rispettare l’istruttore e i compagni, poiché tutti si è parte di un gruppo che all’unisono percorre la medesima strada. Di conseguenza il saper controllare le emozioni si traduce, ad esempio, nel frenare il nostro impulso di azione quando pensiamo di conoscere qualcosa meglio di qualcun altro, o nel placare la nostra impazienza quando l’istruttore deve ripetere alcune spiegazioni per chi non ha capito. Controllare il proprio stato di tensione durante un esercizio o allontanare la paura di essere colpiti dal compagno, permette di non reagire impulsivamente nelle situazioni difficili, evitando di compiere azioni avventate o semplicemente frenandoci dall’usare un linguaggio inappropriato. L’umiltà di saper “attendere” anche se noi sappiamo già di più e siamo più avanti, e il controllo delle emozioni, ci permettono da un lato di osservare gli eventi e dall’altro di affrontarli nel migliore dei modi, con la mente sgombra e potenzialmente concentrata.

Aspetto mentale: Sii fluido e dinamico come l’acqua
Il controllo delle emozioni e l’abitudine al confronto fisico dovrebbero rendere il nostro agire adattivo, ossia di volta in volta funzionale alla situazione che ci apprestiamo ad affrontare, insegnandoci quindi ad agire in modo cosciente e consapevole, non a reagire in modo impulsivo e avventato.
Bruce Lee diceva: “Be water my friend” perché l’acqua assume la forma del contenitore in cui viene versata, ma al tempo stesso può fluire e quando lo fa con forza può distruggere. Essere come l’acqua significa quindi avere una mente elastica, dinamica, capace di adattarsi alla mutevolezza della realtà. Troppo spesso, purtroppo, negli allenamenti di difesa personale o di arti marziali si studiano situazioni di aggressione e di combattimento stereotipate ed estremamente codificate. Come è facile intuire queste forme di insegnamento non hanno molto valore, o meglio l’hanno solo agli inizi, come accade nelle arti marziali tradizionali, ma ad un certo punto è necessario imparare ad applicare le conoscenze di base in modo adattivo e diversificato. Le situazioni reali, infatti, sono molto diverse da quelle di allenamento, perché non è possibile controllare il combattimento. Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, di conseguenza è necessario che lo studio di una tecnica ad un certo punto vada oltre la mera esecuzione, permettendo al praticante di applicare la stessa tecnica in una serie infinita di varianti, al fine di adattarla alla situazione. Per questo motivo il nostro sistema di Difesa Personale mira non solo ad una preparazione fisica adeguata, ma soprattutto a liberare la mente dalla rigidità attraverso particolari esercizi.