Budo, la via che conduce alla pace - Illustrazione di Alberto Scarpellini

Con il sopraggiungere della fine dell’estate, molte persone si apprestano a decidere in quale attività extra lavorativa impegnarsi. Una parte di loro vorrebbe cominciare a praticare, se già non lo sta facendo, un’attività fisica con scopi e obiettivi totalmente diversi gli uni dagli altri. Con la vasta offerta di attività sportive presenti sul mercato, cosa dovrebbe spingere le persone a praticare un’arte marziale? Le ragioni potrebbero essere molteplici, ma esistono cinque motivi, tutti ugualmente importanti, per cui può realmente valere la pena scegliere la via marziale.

Sviluppo psico-motorio
Uno dei concetti cardine su cui si basano tutte le arti marziali è quello di perseguire lo sviluppo armonico tra mente e corpo, in altre parole quello che i latini chiamavano mens sana in corpore sano. Per fare ciò si allena il corpo attraverso esercizi fisici che richiedono lo sviluppo di varie capacità tra cui: forza, mobilità, coordinazione, elasticità, resistenza e si allena la mente a sopportare la fatica. Infatti, una cosa fondamentale che spesso in pochi spiegano, è che senza fatica non si ottengono risultati: potremmo dire “No pain, no gain”, per usare una frase molto in voga nelle palestre di bodybuilding e crossfit, ma preferisco utilizzare l’espressione “Pain & Gain” citando, invece, il titolo di un film. Praticare un’arte marziale costa fatica, molta fatica. Ma, dopo quindici anni di pratica, posso confermare che i risultati si vedono e si apprezzano più di quanto la strada per ottenerli sia stata dura. Per superare la fatica è necessario allenare la mente, ossia imparare ad andare oltre il limite per ottenere qualcosa di più, facendo appello alla propria volontà quando le energie vengono a mancare. Per rafforzare la volontà è necessaria molta concentrazione, essere focalizzati su ciò che si sta facendo.
La crescente complessità delle tecniche studiate – a prescindere dal tipo di arte marziale – richiede una presenza mentale costante. Se la psiche non è presente il corpo si muove a caso con probabili esiti nefasti. Applicata specificamente allo sforzo fisico, la concentrazione può essere vista come la capacità di controllare i muscoli in modo coordinato e di contrarli al massimo del loro potenziale. Più è profonda la concentrazione, più è forte la contrazione muscolare e più il muscolo acquista forza. Quindi, costruire delle fasce muscolari in modo isolato non serve a molto se non siamo poi in grado di applicare la forza nella maniera corretta. Le arti marziali insegnano ad utilizzare e coordinare tutti i muscoli e tutti gli arti, nessuno a scapito di altri. Praticare con costanza permette di rafforzare muscoli e tendini, rende le fasce muscolari più elastiche, genera mobilità articolare, produce resistenza cardiorespiratoria e sviluppa la coordinazione.
Abbiamo un corpo progettato in modo impeccabile, come una macchina perfetta, perché allora non imparare ad utilizzarlo al meglio?

Benessere
Prima di intraprendere una qualsiasi attività “sportiva” sarebbe bene fare un passo indietro e porsi delle domande: come mi muovo? Sono in grado di utilizzare tutte le parti del mio corpo? Ho la percezione dei miei movimenti e di come il mio corpo occupa lo spazio? Camminando per strada non è raro vedere persone con difficoltà ambulatorie, giovani ingobbiti perché abituati a posture scorrette e, peggio ancora, bambini con evidenti difficoltà di coordinazione. Persone che non sono capaci di muovere il proprio corpo. Ciò che rende uniche le arti marziali è proprio il fatto che riescono a sviluppare la persona nella sua interezza. Se continuiamo ad allenare solo alcuni muscoli, risulta chiara la facilità con cui probabilmente avremo degli scompensi nelle catene cinetiche muscolari e ogni nostro movimento andrà a scapito dei muscoli e delle articolazioni più deboli. Quando avviene ciò il corpo mette in atto una compensazione “automatica” per sopperire alla mancanza e riequilibrare la catena cinetica. Tale compensazione ricade sulle articolazioni e sulle altre fasce muscolari che, con l’andare del tempo, possono lentamente logorarsi conducendo a posture errate o all’insorgere di dolori.
Movimentare le catene cinetiche corrette permette di eseguire qualsiasi movimento, anche quelli semplici – come il sollevamento di un peso – senza incappare in contratture o problemi articolari. Per fare ciò abbiamo bisogno di una solida base su cui appoggiare. Gran parte delle arti marziali si pratica a piedi nudi, infatti il piede, oltre ad essere un naturale ammortizzatore, data la sua conformazione, è un vero e proprio organo posturale. È sempre in contatto con il suolo e fa da vincolo ai movimenti diventando una solida base per la nostra posizione. Quando siamo eretti, il piede è sottoposto a continue sollecitazioni e fornisce al cervello le informazioni per il controllo motorio e dell’equilibrio. Allenarsi scalzi, oltre a generare un continuo massaggio plantare, permette di restituire al piede l’importanza che detiene e ciò si traduce in maggior controllo, equilibrio, agilità e forza.
Se l’albero non ha delle solide radici crescerà storto e probabilmente, quando spinto dal vento, cadrà a terra.

Rispetto e Disciplina
Tutte le arti marziali si fondando su una rigida disciplina e sul concetto di rispetto, inteso come etichetta e cortesia, ma anche come rispetto verso se stessi e gli altri. Questo è il motivo per cui le lezioni iniziano sempre con una forma di saluto tra maestro e allievi. In un’epoca in cui purtroppo il rispetto della vita in senso lato sembra venire meno, allenarsi in una disciplina che richiede e fornisce il rispetto per se e per gli altri non può che essere una pratica edificante. Il rispetto è costruito attraverso la disciplina, che non significa entrare a far parte del corpo dei marines o di una setta, ma vuol semplicemente indicare l’osservanza di alcune regole basilari e precise. Una mente disciplinata è in grado di sviluppare più facilmente la concentrazione e di focalizzarsi velocemente sull’obiettivo, sia esso interno alla pratica o nella vita di tutti i giorni.
Il rispetto e la disciplina conducono all’educazione (e-duco, dal latino, lett. “guidare fuori”), il trarre da una persona ciò che ha da sviluppare di autentico e proprio. Una persona educata è, quindi, in grado di riconoscere il valore delle cose e di conseguenza le sa rispettare.

Autocontrollo
Praticare un’arte marziale richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri comportamenti. Saper controllare le proprie emozioni è importante perché esse, troppo spesso, condizionano le nostre azioni e le nostre scelte. Non essere in grado di controllare un moto impulsivo, per un praticante di arti marziali, può tradursi nel cedere all’uso delle proprie capacità in maniera incontrollata e quindi potenzialmente violenta, come violente sono le emozioni quando sfuggono al controllo.
Riuscire a gestire il nostro stato di tensione, ad esempio, durante un combattimento in allenamento, permette, con l’andare del tempo, di non reagire impulsivamente nelle situazioni difficili, evitando di compiere azioni avventate, come il solo saper frenare la lingua. Inoltre, il controllo delle emozioni ci permette da un lato di osservare gli eventi e dall’altro di affrontarli nel migliore dei modi, con la mente sgombra e potenzialmente focalizzata. Questo ci dovrebbe aiutare nel rendere il nostro agire funzionale alla situazione che ci apprestiamo ad affrontare.
Sviluppare autocontrollo significa agire in modo cosciente, non reagire in modo impulsivo.

Arte e non sport
Quando pratichiamo uno sport, soprattutto se a livello agonistico, l’obiettivo primario è quello di massimizzare il risultato. Per fare ciò, da ex-atleta agonista, posso dire che la prima tendenza è quella di lavorare in modo specifico sui gruppi muscolari fondamentali interessati, la seconda è quella di eliminare il superfluo. Se devo correre la maratona mi concentrerò esclusivamente su di un allenamento anaerobico e sulla parte inferiore, cioè le gambe e i piedi, abbandonando completamente la parte superiore del corpo perché il suo sviluppo implicherebbe un aumento di peso, tempo ed energie dedicate. Tutto questo non è utile al raggiungimento dello scopo. Il risultato è ovvio. In questo modo andrò incontro ad uno scompenso tra le due parti.
Il significato etimologico della parola arte è: fare armonicamente, fare in maniera adatta. Praticare un’arte marziale significa sviluppo della persona e di tutte le sue qualità in modo armonico. I muscoli, la forza o l’agilità non devono essere un fine, non possono essere l’obiettivo finale, ma sono un mezzo che si costruisce come naturale conseguenza di un percorso che non prevede solo l’allenamento fisico (esteriore) ma anche quello mentale (interiore). In questo modo viene applicato il concetto di mens sana in corpore sano. Essere presenti nel qui ed ora mentre acquisisco la consapevolezza del mio corpo durante l’esecuzione dell’esercizio. Questo è il cardine attorno al quale si costruisce il percorso di sviluppo mentale, che contribuisce ad aumentare la resilienza, ossia la capacità di affrontare e resistere ad un evento traumatico e stressante. Non è forse quello a cui siamo sottoposti tutti i giorni nella nostra vita?
Ciò che distingue l’arte marziale dallo sport è il concetto di allenamento esteso a tutta la persona, volto ad un miglioramento globale dell’individuo.

Cinque validi motivi, dunque, per scegliere di praticare un’arte marziale, ma essi sono tali esclusivamente se iniziamo la pratica nel giusto corso, con persone preparate che, non solo conoscono a livello teorico queste nozioni, ma che sono anche in grado di metterle realmente in pratica e di trasmetterle agli allievi. Prossimamente vedremo, quindi, come scegliere il corso più adatto, imparando a riconoscere istruttori e maestri preparati da quelli che, invece, vendono solo il fumo dimenticandosi l’arrosto.