Introduzione

Voglio ringraziare Marco Renne, istruttore di karate ma soprattutto amico, per avermi suggerito questo meraviglioso racconto di Shiro Saigo sul senso profondo delle arti marziali e della vita, nonché grande esempio di umiltà. È una storia che parla di uomini e di gatti; per questo la dedico, non solo ai miei allievi e alla mia associazione, ma anche a tutti i miei gatti, amici inseparabili dai quali ho imparato molto e continuo ad imparare.

Alberto Scarpellini
Presidente
Neko-Bu-Kai ASD

Storia di un sogno a Bizan

Qualche tempo fa, decisi di andare a cacciare nei dintorni del promontorio di Shimbara. La stagione si preannunciava eccellente, ed io nutrivo buone speranze. Tutto ad un tratto ricordai che a due chilometri dal castello di Shimbara, vicino al quale per caso mi trovavo, vi era la sorgente d’acque termali chiamata Shinto, ai piedi del Monte Bizan, e vi andai a fare il bagno e a riposare. La sorgente era stata scoperta solo sette anni prima: a quell’epoca vi erano numerosi ospiti per le cure termali, e gli alberghi erano molti; ma poi aveva infuriato la guerra russo-giapponese, e nulla di ciò che era rimasto in piedi era ancora abitabile. Una vecchia  coppia custodiva  i  bagni.  Davanti  alla porta  della  loro  casupola,   posta  in questo  desolato ma incantevole luogo, sedeva il vecchio guardiano,  vendendo  dolci   ai   bambini   che   giungevano al monte   sacro.  Chiesi  ospitalità  alla  donna, la quale,  molto  gentilmente mi  fece entrare, dicendo:
«Tutto ciò che posso  offrirle  è  un  po’  di   riso   ed   un   vecchio   futon , se  possono  soddisfarla. Fortunatamente  un vecchio  e   famoso   samurai   arriverà   questa   sera   per   il   bagno,  così che lei  potrà  trascorrere  la  notte  discorrendo  con  lui. Ora  vada e faccia  un  bagno, per  rinfrescarsi dopo  le fatiche del viaggio.»
Quando   il  vecchio  samurai   entrò,  lo  salutai  con  un profondo inchino. Rialzandomi   vidi   i suoi   capelli   color   neve,  la  sua  lunga  barba  argentea e  le  armi  del   mestiere,  rappresentate, se  ricordo  bene,  da  un  bastone  sorretto  da  due  bonzi.  Tutto  in  lui  indicava  nobiltà  d’animo. Mi  presentai:
«Il  mio  nome  è  Shiro  Saigo.” dissi   “Sono  venuto  qui  a  cacciare.  Mi  hanno  parlato di lei. Mi  è concesso di chiedere  il  suo nome?»
Egli  mi  rispose  in  questo  modo:
«Prima di rinunciare al Mondo ero al servizio di un grande  principe,  al  quale insegnavo  il  Kendo, ed  ora  sono  chiamato  Furuneko  Mushinsai.  Non  lontano  da  qui,  sulla  montagna, mi sono costruito  una piccola  baita, dove trascorro  i  miei giorni in  studio».
Io pensai tra me e me:  ‘Che  strano nome!  Se Mushinsai,  che significa  ‘colui che  ha abbandonato il  mondo’,   è  un  nome appropriato  per  un samurai,  Furuneko,  che significa ‘vecchio gatto’, è un nome  veramente  curioso’.
Indotto  dalla curiosità diedi voce  ai miei  pensieri:
«Ho  viaggiato  attraverso diversi  paesi,   ma  mai  fino  ad  ora  ho  udito  un  nome  simile».
«Ha ragione,” mi  rispose  sorridendo “Furuneko  non  è  il mio vero  nome,  né quello  dei  miei figli.  È solo mio, e ha la  sua  origine  in  una  strana  avventura di  cui  sono  stato testimone, molto tempo  fa;  ma  lei non  sarebbe in grado  di capirla se  non  avesse  una  certa  esperienza dell’arte della  guerra.  Posso chiederle se  ne  ha?»
«Sì»,  replicai,  «Sono  stato  fin dall’infanzia un  entusiasta  praticante  di  arti  marziali.  Negli ultimi  sedici   anni   ho studiato  Judo con il  maestro Jigoro  Kano,  ma  con  mio  grande rincrescimento non  ne  ho  ancora  approfondito  tutti   i  segreti.  La  prego di  raccontarmi  la storia  del  suo nome;  sarebbe  per  me  una  grande  gioia  udirla  dalle  sue labbra».
«Bene»,  disse  il  vecchio  samurai  dopo  un momento di riflessione, «Allora gliela  racconterò».
«Molto tempo fa, quando ero giovane, praticavo le arti marziali. Una sera, non so come, un enorme  topo  s’introdusse  nella  mia  stanza. Andai a cercare il mio gatto, Tama, che andava pazzo per  i  topi;  ma appena  si  trovarono  faccia a faccia,  il  topo  balzò sulla testa di Tama una, due, tre volte con la rapidità di una freccia, e, mi vergogno a dirlo, il mio gatto, così  forte  e coraggioso, con un  brutto  morso  sul  naso si volse  e fuggì!  Altri quattro  gatti,  celebri  per  il loro valore,  furono costretti alla  medesima  fuga.  Tutti quanti, feriti alla gola, negli  occhi  o alle zampe,  mostravano  un  aspetto  deplorevole.  Ero  completamente  sconcertato,  e  giunsi  alla conclusione  che  fossero stati  battuti  perché  erano paurosi. Così presi il bastone, con  il  quale facevo gli  esercizi  di  Kendo che avevo studiato intensamente per lungo tempo; ma quando gli sferrai il colpo mortale, quel topo lo  evitò.  Montai su tutte  le furie e colpii  a destra e a sinistra, davanti e dietro; ma quello evitò tutti i colpi  con la rapidità di un lampo. Addirittura una volta, correndo sulla canna del bastone di bambù, mi saltò dritto sulla testa, e da coraggioso guerriero che ero, mi  ritrovai tremante  ed  esausto.  Proprio  allora  entrò  un vicino, attratto dal  rumore  che facevo, mi disse che conosceva un valoroso gatto che non aveva eguali  per  coraggio e che me l’avrebbe portato  così che io potessi riposarmi».
«Confuso per  avergli  permesso  di  vedere  quanto fossi  affaticato,  acconsentii. Il  gatto  che  mi portò  era  molto  vecchio. A prima vista,  non  nutrii  nessuna speranza  per  lui. I suoi  denti canini e le unghie erano logore dall’uso,  e  i  suoi  occhi   erano  per  giunta  tutti  offuscati.  Non sembrava nemmeno più capace di correre.  Nemmeno  per  un  istante immaginai  che  potesse essere  capace di  mordere il mio topo a morte,  ma  poiché  mi  assicuravano  del  suo  coraggio pensai  che  forse, dopo  tutto,  potesse  avere  una personale  tecnica di caccia dei topi. Così lo misi  nella  mia  camera e, per quanto  strano possa sembrare, quel gran topo, che  aveva sconfitto i  giovani  gatti  e  persino me,  un  esperto  kendoka,  rimase  tutto  rannicchiato  in  un angolo per la  paura».
«Il vecchio gatto avanzò, senza fretta, e con calma lo mangiò senza che egli opponesse alcuna resistenza.»
«Stavo  sognando,  mezzo sveglio  e mezzo  addormentato?  Era  davvero  meraviglioso!»
«Poi, quando stavo per coricarmi a dormire, mi parve di udire, nel silenzio della tarda notte, il mormorio di  una  conversazione  proveniente  dalla stanza  accanto».
«Chi poteva esserci?»
«Guardai furtivamente e vidi un’assemblea di gatti! Il vecchio gatto e tutti i giovani insieme». «Avevano messo il  vecchio eroe al posto d’onore, e ognuno si inchinava al suo cospetto in un profondo saluto.»
«Poi uno tra loro avanzò e prese la parola: Nati ed educati per cacciare topi, di generazione in generazione abbiamo perfezionato la nostra tecnica. Mai fino ad ora abbiamo conosciuto la sconfitta. Siamo  tutti disonorati! Ciò nonostante voi avete trionfato su quel topo con facilità. Possedete voi una tecnica speciale? Accettate di insegnarcela?”»
«“Siete molto giovani”, rispose il  vecchio gatto, “I vostri  movimenti  sono  rapidissimi,  ma  non conoscete  veramente  il  segreto  che  assicura la vittoria in un combattimento.  Questa è la sola ragione  della vostra  sconfitta.  Benché la vostra evoluzione mentale differisca dalla mia, vi rivelerò questo  segreto, in  fondo molto semplice, ma prima dovrete illustrarmi la storia dei  vostri studi, ed analizzare  per  me il vostro stato d’animo di  oggi  nell’attaccare  quel topo”».
«Allora  uno  dei  più giovani,  un  gatto  nero, si fece avanti raccontando la sua storia».
«“Non appena uscii dal ventre di mia madre e prima che i miei occhi si dischiudessero, già cominciai ad allenarmi  cacciando  farfalle  nell’aria, uccelli nel giardino e  piccoli topi nella cucina.  Fino ad ora ho studiato molto. Posso saltare  una barriera di due metri, posso  attraversare  passaggi ampi due pugni,  correre  lungo  strette  assi  sicuro  come se  corressi  per  strada,  fare  balzi  pericolosi, mordere,  graffiare, muovermi di  scatto o fingere di dormire  per  meglio  prendere  il  mio nemico di sorpresa, ed altre cose ancora. Tutti ammettono la mia bravura ed il  mio  valore,  semplicemente non riesco  a  spiegarmi  la  sconfitta  di questa sera”».
«Il  vecchio  gatto  gli  rispose  con  un  sorriso: “Tu hai  fatto molto bene a studiare i principi e le tecniche. È certo che i grandi esperti  del  passato stabilirono questi principi così che tutti potessero essere in grado di avvicinarsi alla verità fondamentale  della Via. Ora, la Via è  contenuta nei principi; per coglierne i segreti bisogna che voi studiate la progressione dell’arte. Ma quando possedete la teoria ed avete acquisito una tecnica efficace, immaginate di essere grandi esperti e pensate di non aver più necessità di studiare, proprio  come  la  rana che,  guardando il cielo dal  fondo  del  pozzo, è assolutamente persuasa  che sia  veramente piccolo.  Mentre al  contrario voi  avete  ancora molto  da studiare, per capire che il segreto  dell’arte  non  risiede  solo  nella tecnica”».
«Allora avanzò un gatto striato come una tigre, e cominciò a parlare: “Quando cominciai a studiare, il mio professore mi disse che il segreto della vittoria risiedeva  nella  forza dello spirito, nel ki.  Ho  verificato  che  quando  si  lotta  con  un  nemico  bisogna  dominarlo con  la forza  del  nostro  pensiero,  e  allora  egli  è alla nostra mercé. La  buona tecnica  è sempre pronta a scaturire liberamente a seconda delle circostanze, anche non impegnando particolare sforzo in questo  senso. Nello stesso modo con un solo sguardo, quando questo sguardo è sostenuto dal ki,  si può obbligare il topo che corre  lungo una trave a  cadere nelle nostre  fauci. È per  questo che non  ho mai cessato di  coltivare  la mia mente. Ora il mio  corpo  è  molto  forte,  e mi  sembra che la mia  forza si estenda  in tutto   l’universo. Nel combattimento  ho  sempre  usato questa  forza con  successo,  ma per  quale  strana  magia  il  topo  è  scappato  da  me  questa  sera? Persino prima che avessi il tempo di notare  la  sua esistenza,  era  svanito   come  un fantasma, muovendosi con  sconcertante abilità e rapidità.  La mia  tecnica  favorita  si  è  dimostrata  inefficace e la forza della mia mente anche, e per giunta ho ricevuto una brutta sconfitta. I miei studi erano probabilmente  inefficienti, ma  non  so  dire perché.  Sarete  così  gentile  da  illuminarmi?”»
«Il vecchio gatto rispose seriamente: “Questa forza della mente che tu hai studiato è solo forza temporanea, in quanto tu facevi affidamento su di essa. Non bisogna fare  affidamento su nulla.  Tu desideri  conquistare  il nemico, ma anch’egli  desidera  conquistare  te. Supponi di trovarti  faccia a faccia con  un nemico che non puoi battere. Cosa succederebbe allora? D’altronde, se tu sottovaluti  il tuo  nemico, il tuo nemico può  sottovalutare te a  maggior  ragione; e se per caso ti è superiore? Cosa faresti, allora?  Tu pensi sempre di essere superiore: è sbagliato. Ciò che hai sentito nel tuo corpo e nell’universo è una manifestazione dell’energia, è vero, ma la tua mente è ancora lontana dal zoo zen no ki  (il sentimento della natura viva) del filosofo cinese mooshi. Zoo zen no ki è veramente la forza dell’universo, mentre quella della tua  mente  è solo una forza transitoria. È paragonabile alla differenza tra la regolare e costante forza della corrente e quella d’una piena che dura solo una notte. Infine, permettimi di richiamare alla tua memoria il vecchio proverbio “la pecora  infuriata  morde”. È stata  la stessa cosa nel  caso del vostro topo; nel momento supremo della sua vita nulla contava più per lui, la vita, la morte, il desiderio, la vittoria o la sconfitta. Non aveva cura di proteggere il proprio corpo, e questo è ciò che ha fortificato  la  sua  mente,  ed  è anche  la  ragione per la quale tu non hai potuto conquistarlo con la  tua. La natura  intrinseca del tuo ki è una specie di ostinazione, una delle peggiori cose possibili per le arti marziali. L’accanimento impedisce il corpo e la mente, trasformandoli in statue di pietra, e paralizza le attività; per questo frequentemente accade che  si venga battuti da avversari più deboli. Ki  no kori wa teki  ni  kokoro o,  oku monoto kanete zo satore,  asana  yunani, che significa: L’ossessione della vittoria è lo stato della mente favorevole al vostro nemico, cioè contro voi stessi, ricordate questo all’alba e al crepuscolo.”»
«“Il mio  ki  differisce  dal  vostro in quanto in esso  si fondono forze positive e negative; è lo spirito immutabile ed eterno. Ricordate il  consiglio:  tanden  seika  no chikara, ossia riponete  tutta la vostra forza nell’addome. Osservate questo punto attentamente e studiatelo   con serietà”».
«Un lungo silenzio segui questo discorso. Poi un gatto maculato, di una certa età, si fece avanti lentamente e disse: “Penso che il segreto della vittoria risieda in ju e wa, in altre parole nella cedevolezza e nell’armonia. Nello stesso modo nel quale un velo leggero blocca il volo d’una pietra, quando un nemico avanza verso di me retrocedo, e quando mi trae verso di sé non oppongo resistenza. Per lungo tempo mi sono allenato a vincere usando la forza del mio nemico e mantenendo la mia come riserva, ma questa sera non ho potuto controllare il topo con il mio ju né dominarlo col mio wa. Ben lungi dal vincere, ho commesso errori dopo errori. Cosa dovrei pensare, ora, del principio  ju   yoku  go  o sei su   (la dolcezza  vince  sempre  contro  la  forza)? Potete voi illuminarmi, affinché questo dubbio non si radichi nella mia  mente?”»
«Il  vecchio  gatto  acconsentì  e gli  disse:  “Il ju e il wa oggetto dei tuoi studi non sono gli stessi che permettono alla naturale ispirazione di scaturire liberamente attraverso il canale del ‘non­-io’ e quello dell’innocenza.  I tuoi sono stati creati un po’  alla volta e tu li usi  come espedienti. Di  qui la tua caduta di  quest’oggi!”»
«Quando qualcuno è  dominato dall’egoismo e cerca il profitto personale, l’intuizione di ciò che è giusto non può circolare liberamente in lui. La vostra mente, impedita dall’egoismo, blocca l’espansione  divina dell’ispirazione naturale. È la naturale ispirazione scaturita dal ’non­-io’ e dal ‘non ­desiderio’ dell’universo, attraverso l’abbandono alle variazioni naturali delle forze positive e negative, che producono il vento, il tuono, le nuvole e la pioggia, il caldo e il freddo e tutte  le altre cose  senza principio. Nello stesso  modo, perché il ju e il wa delle arti marziali  possano  essere di  naturale ispirazione, essi devono nascere dal nostro ‘non­-io’ e dal nostro ‘non­ desiderio’. Ricordo  che durante la mia gioventù un gatto molto strano viveva nelle vicinanze del villaggio. Giorno e notte sembrava addormentato. Lo si poteva scambiare per un gatto di pietra. Nessuno poteva ricordare di averlo visto cacciare un topo; però non vi era un solo topo nella sua casa, e dovunque andasse i topi sparivano quasi per magia. Gli feci visita per interrogarlo riguardo a questo argomento. Chiesi più volte, ma egli mantenne il silenzio. Allora realizzai che quando vi è la comprensione non si parla, mentre si parla molto quando non si capisce. Se il gatto rimase in silenzio era perché non  poteva rispondermi,  ma possiamo  essere sicuri che egli  avesse  sondato le profondità  dei  principi  delle arti  marziali  attraverso la sua indifferenza a se stesso e a tutte le altre  cose”».
«Ero dunque rimasto ad ascoltarli per un po.»
«Alla fine non potei più contenermi. Avanzai nel mezzo del loro circolo, e dopo aver rispettosamente salutato il vecchio gatto,  come doveroso,  gli  dissi:  “Sono un uomo d’armi e lo sono sempre stato fino ad ora. Vi dico questo affinché comprendiate subito che non sono un novizio nelle arti marziali, avendole studiate per lungo tempo.”»
«”Devo confessare però di non essere mai stato capace di penetrare il cuore di queste arti, nonostante i miei sforzi. Quasi per caso ho udito  la vostra conversazione di  così  profondo  tenore e mi sembra, ascoltandola,  di  aver  ricevuto una rivelazione di quella che è la più difficile tra le arti della guerra. Sarò ancor più  felice,  se  potrò imparare maggiormente questi segreti fondamentali.”»
«Il  vecchio gatto  scese  lentamente dal  posto d’onore che  occupava e s’inchinò profondamente al mio cospetto con un’educazione d’altri tempi quindi mi rispose serio: “Sono solo un umile piccolo animale, come posso conoscere più  degli uomini, che sono i Signori del Creato? Tuttavia, ho spesso udito il mio Maestro dire, molto tempo fa, che i segreti della caccia dei topi sono gli stessi di quelli delle  arti marziali, e che essi formano l’unica e sola Via. Questo è il motivo per cui  un piccolo animale come me può  forse  avere  l’ardire  d’insegnare  qualcosa agli esseri  umani. Se voi potete davvero assicurarmi  che  in nessun  modo  io  potrei  offendervi   così   facendo, sono pronto  a rivelarvi tutta la mia umile scienza.”»
«Quando protestai che lungi dall’esserne offeso sarei stato ben lieto di apprendere da lui, egli continuò così: “Secondo me la vera natura o essenza delle arti marziali  non ha nulla a che  fare  con il tempo, la forma, o  il profumo;  è  qualcosa  d’immateriale  come  il  vuoto,  assolutamente calmo. Ciò non di meno, non è il vuoto in senso stretto, né la morte, perché è ovunque ben vivo. È una meravigliosa ed ineffabile cosa che agisce sempre stranamente. Quando si è completamente penetrati in quest’essenza – per quanto  incredibile  possa sembrare – i deboli  pensieri  e  i  desideri scompaiono tutti  come  la foschia mattutina  si  disperde ai raggi del sole all’alba. Sospetti, illusioni ed angosce spariscono completamente e  ci si immerge nel  vero ki,  che  permea  il  nostro intero essere, e si gode di una immensa soddisfazione. Inoltre si percepisce che  le barriere  tra  la vita e la morte e tra il mondo limitato ed il mondo illimitato si sono dissolte. Il segreto della pratica delle arti marziali non risiede principalmente nella vittoria o nella sconfitta, dove le tecniche rivaleggiano le une  contro  le altre,  ma nell’assimilare la propria entità. Il segreto per giungere a tal punto è la profonda separazione dal proprio ego e dal desiderio di profitto individuale. Un vecchio proverbio dice: ‘Se hai un granello di polvere nell’occhio il mondo ti appare piccolissimo, se il tuo cuore fosse vuoto l’universo ti apparirebbe immenso. Si può anche leggere nell’ekkyo (l’arte della divinazione) un passaggio particolarmente interessante per l’insegnamento che vi si trova:  ‘In una completa  immobilità,  in una perfetta separazione  da  se  stessi e da tutti i pensieri, la vostra intuizione lavorerà da sé per giungere a contatto con l’universo’. In altre parole, se si allontanano tutti i deboli pensieri e i desideri, si può aderire interamente ed inconsciamente alla Via della natura e dell’universo. Così facendo si acquistano attività ed energia, tanto meravigliose quanto strane.”»
«”Un monaco  zen  che aveva  ricevuto  l’illuminazione dal  cielo,   il  ku,  voleva  ottenere   l’anshin ritsumei, cioè la tranquillità di spirito, la verità, la comprensione della sua missione. Vi riuscì in vari modi, a prezzo di duri sacrifici quali: sedere per lunghe ore nell’oscurità di una sala zen in pieno inverno e raccogliersi in meditazione in completo silenzio; rifugiarsi nel cuore delle montagne e delle foreste e bagnarsi sotto cascate d’acqua ghiacciata e pura, cadutagli sul capo dall’altezza di mille piedi; digiunare e rigettare tutti i desideri umani. Queste sofferenze, sopportate al fine di raggiungere l’illuminazione, sono un esempio che svela il principale oggetto delle arti marziali.”»
«“Il vero samurai non perde il lume della ragione in alcun momento. Non prova paura nel fronteggiare la luccicante lama di una spada nemica. Per quanto grande sia la sofferenza che prova, egli rimane passivo nel fuoco e nell’acqua così come nella  tribolazione e nella continua sofferenza; egli  non perde il proprio temperamento. Nemmeno quando viene coperto dei peggiori insulti, né si inorgoglisce per le sue più brillanti imprese. La ragione  del suo potere su se stesso risiede nel fatto che ha scoperto la maniera di comprendere la vera natura  delle  arti  marziali. Tutto questo ci riconduce a ciò che generalmente viene chiamato ‘intuizione reciproca’, e per ottenere questa intuizione  dobbiamo confrontarci e scontrarci l’un l’altro, per divenire migliori e più brillanti tutti insieme. Dobbiamo attraversare tutti i tipi di sofferenza, ed è proprio durante questo lungo periodo che la comprendiamo e ci introduciamo in essa naturalmente,  senza accorgerci che lo stiamo facendo.  Nessun maestro  che abbia avuto  la  rivelazione della Via può darne una  definizione,  né attribuirgli  una  forma definita. Dobbiamo capire questo.”»
«Il vecchio gatto concluse così la sua spiegazione, e repentinamente sparì come  se  si  fosse dissolto nell’aria; ma avevo sentito,  mentre ascoltavo  il  suo  discorso, di  essere   giunto nel  profondo della rivelazione.»
«Vi erano a quel tempo numerosi maestri celebri esperti di  Kendo o di Ju­Jitsu, ma dal momento in cui ho ascoltato la storia che ho appena raccontato, non ho più provato inferiorità nei loro confronti, grazie al dono tramandatomi  dal vecchio  gatto; e per non dimenticare mai la sua gentilezza ho scelto il nome di Furuneko Mushinsai.  Qui  finisce la mia storia.”»
Il  vecchio  samurai  aveva  parlato  a  lungo;  gli  uccelli  stavano già cominciando a cantare nei boschi circostanti,  e  la  sommità del  Monte  Bizan stava cominciando  ad arrossarsi  nelle  prime luci dell’alba.  Lo  ringraziai  caldamente  per  la  sua  interessantissima  storia,  e  dopo essermi inchinato a lui rispettosamente avevo giusto intenzione di esprimere il mio desiderio di rincontrarlo presto, ma, proprio in quell’istante, una voce risuonò alle mie orecchie e ogni cosa scomparve.
Con stupore mi ritrovai steso sul pavimento della locanda.  Mi sollevai  e compresi  cosa mi  aveva svegliato. Era  la vecchia padrona di  casa,  che era venuta a dirmi  che  la  mia colazione era pronta. Allora realizzai che tutto ciò che avevo udito era solo un sogno.
«Miaoo…» chiamava una malinconica ed innocente voce  da qualche  parte  sotto la  mia  coperta, e mi  fece  sobbalzare. Era quel caro piccolo gatto che avevo accolto,  prima di andare a dormire, sui miei piedi.

 Shiro Saigo

Nota Biografica:
Shiro Saigo nacque nel 1866 e fu uno dei  4 Imperatori  (Shitenno) del Kodokan Judo, i pilastri fondamentali  che  permisero   la   creazione   della  fama   del   Judo e la   sua diffusione iniziale. Fu uno dei primi studenti di Jigoro Kano. Quando nel 1883 Kano divise i suoi studenti di due gruppi, gli yudansha (cinture nere) ed i mudansha  (studenti  non  graduati), Shiro Saigo fu uno dei primi ad ottenere il grado di yudansha. Fu uno dei  migliori  studenti di Kano di quel  periodo e venne mandato a dimostrare la validità del nuovo  stile appena codificato in vari tornei e combattimenti. Nel 1890 lasciò la pratica del Kodokan Judo e si  dedicò  fino alla  morte, avvenuta nel  1922,  alla pratica del  Kyudo, il tiro con l’arco.