Il karate è dalla parte della giustizia.
Karate wa gi no tasuke.

Il terzo principio del Nijukun è forse il più eticamente e moralmente elevato di tutti i venti principi. Affermare che il karate è dalla parte della giustizia potrebbe condurre ad aprire una diatriba su cosa si possa identificare come giusto e cosa come sbagliato. Tuttavia in ogni cultura e in ogni società esiste, per quanto opinabile, un concetto di giustizia diffuso e accettato dai più, identificabile in tutto ciò che è volto al mantenimento dell’integrità fisica e morale di una comunità. Si può parlare, allora, di rettitudine e quindi affermare che la giustizia è tutto ciò che è retto. Far rispettare tale principio richiede grande forza e abilità, ma è proprio da questo sforzo che nasce il nostro cosiddetto senso di giustizia, da cui, secondo il Maestro Funakoshi, il karate dovrebbe trovare alimento e forza. Quando è in gioco la giustizia non bisognerebbe mai sottrarsi dall’azione, poiché sapendo di essere nel giusto si possono affrontare anche diecimila avversari e astenersi dal poter fare la cosa giusta è solo mancanza di coraggio. Da questo concetto deriva il fatto che, poiché nel karate mani e piedi possono essere considerati come vere e proprie armi, esso non dovrebbe mai essere utilizzato ingiustamente o impropriamente. Per questo motivo è stato coniato il terzo principio, poiché il praticante, prima di agire, deve saper discernere se l’applicazione della forza è giustificata o meno. Imparare a distinguere il giusto dall’ingiusto risulta un’abilità fondamentale nella via del karate, poiché ancora una volta aiuta il praticante ad agire nel modo migliore di fronte alle situazioni della vita. Il vero coraggio non sta nell’azione impulsiva e sconsiderata, ma nel prodigarsi con tutte le proprie forze per ciò che è giusto.

A. Scarpellini

Riferimenti bibliografici
I venti principi del karate – Gichin Funakoshi – 2003 Edizioni Mediterranee.