La disattenzione è causa di disgrazia.
Wazawai wa getai ni shozu.

Il settimo principio del Nijukun ci invita a portare attenzione alle cose che facciamo, sia nel campo dell’arte marziale, sia nella vita di tutti i giorni. La negligenza, infatti, così come una preparazione sciatta, è spesso motivo di vinificazione degli sforzi e conduce a un disastro sicuro, sia nel combattimento sia nelle azioni quotidiane. Il principio ci invita a riflettere sul fatto che per evitare di sprecare tempo e risorse dovremmo sempre riflettere sulle nostre azioni e prestare attenzione ai nostri metodi, ricordando sempre che la disattenzione può essere causa di problemi. Praticare il karate in modo superficiale e disattento può condurre, ad esempio, a gravi infortuni, nel momento in cui ci si misura con un avversario. Se durante lo studio del kumite l’attaccante non porta gli attacchi nel modo corretto, o se il difensore non applica precisamente le difese, il rischio di infortunio aumenta notevolmente. Essere disattenti significa non essere presenti nel qui ed ora, ignorando il senso di ciò che si sta facendo. In questo modo tutte le nostre azioni vengono banalizzate poiché perdono di significato. Un comportamento distratto potrebbe portarci a camminare vicino al cavallo ombroso di Bokuden (vedi quinto principio) subendone irreparabilmente le conseguenze. Tale insegnamento, se applicato più nello specifico al karate, è ciò che permette di eseguire una tecnica nella sua correttezza, spingendo il praticante verso la concentrazione fino a raggiungere, in alcuni casi, persino lo stato di meditazione. Quando si esegue un kata è necessario possedere un’ottima capacità di concentrazione per controllare tutti i movimenti e le parti del corpo che simultaneamente li generano. Se viene a mancare questa capacità si rischia di cadere facilmente in preda alla disattenzione e, di conseguenza, si andrà a perdere il controllo su alcuni movimenti. Il risultato sarà una forma d’esecuzione non certo armonica e corretta, privata quindi del suo significato poiché, se il praticante non focalizza l’attenzione sui movimenti necessari a costruire ogni singola tecnica egli non sarà in grado di cogliere l’essenza della forma che si prefigge di costruire. L’attenzione è un atteggiamento mentale necessario per un praticante di arti marziali, ma è una forma mentis utile e necessaria anche nella vita quotidiana, dove spesso gli effetti delle nostre azioni ricadono anche su altre persone. Sviluppare l’abitudine alla concentrazione può portare al raggiungimento di risultati importanti, ma soprattutto alla comprensione del loro significato.

A. Scarpellini

Riferimenti bibliografici
I venti principi del karate – Gichin Funakoshi – 2003 Edizioni Mediterranee.