Libera la mente.
Kokoro wa hanatan koto wo yosu.

Il sesto principio del Nijukun introduce un concetto articolato e complesso come quello di kokoro, viene tradotto letteralmente come “cuore”. Tuttavia il suo significato non è da riferirsi al cuore fisico (shinzo), ma al cuore spirituale che comprende anche la mente. Kokoro, infatti, viene spesso tradotto come mente-cuore, dove per mente si intende il centro di tutte le attività della persona, quindi non solo il pensiero ma anche le emozioni. Non a caso il kanji utilizzato per indicare kokoro è il medesimo impiegato per shin (spirito) e la sua traduzione canonica riporta proprio tre significati diversi: cuore, mente e spirito, quasi ad indicare che per la tradizione giapponese (buddhista) non esiste distinzione fra le tre cose. L’esortazione a liberare la mente va ricercata nei principi più profondi dello Zen, in cui si fa riferimento alla ricerca della mente che si è “persa”, della mente smarrita per riportarla al sé, ma al tempo stesso si esorta alla dimenticanza (liberazione) della mente. Cercare la mente che si perde suggerisce un tentativo di riportare la coscienza al proprio posto, dentro di noi, focalizzando l’attenzione sulle azioni e sul perché le compiamo. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento da mantenere durante la pratica del karate – e durante la vita – concentrandosi sulla pratica e controllando le proprie emozioni. È proprio attraverso questo recupero della mente che si possono comprendere ed applicare le regole del dojokun. Ritrovare la mente persa è il primo compito per un principiante, perché solo attraverso un’attitudine precisa e accorta è possibile comprendere più facilmente il significato dell’allenamento. Tuttavia, raggiunto un certo grado di conoscenza e di pratica, occorre lasciare che la mente si muova libera, anche se attraversa terreni fangosi. Mantenere la mente entro certi limiti diviene una necessità per il principiante che l’ha appena riscoperta, ma adottare questa modalità per tutta la vita non consente di sfruttare tutto il proprio potenziale e di raggiungere, quindi, alti livelli. Perciò nelle prime fasi della pratica è necessario ricercare e recuperare la coscienza di sé per poi lasciare che la mente vada libera ovunque essa voglia, ma senza nemmeno lasciarla agire priva di cognizione di causa.

A. Scarpellini

Riferimenti bibliografici
I venti principi del karate – Gichin Funakoshi – 2003 Edizioni Mediterranee.