Conosci prima te stesso poi gli altri.
Mazu jiko wo shire, shikoshite tao wo shire.

Il quarto principio del Nijukun ci invita a porre l’attenzione sui nostri punti di forza e sulle nostre debolezze, così poi potremo studiare e conoscere quelli dell’avversario. In questo modo il rischio di un accadimento imprevisto e potenzialmente dannoso può essere ridotto al minimo. Conoscere se stessi ma non il proprio avversario fa sì che la vittoria o la sconfitta dipendano dal caso. Questo concetto venne tramandato a Funakoshi dal Maestro Yasutsune Azato (1827-1906) che, insieme al Maestro Itosu, fu uno dei più grandi bushi del suo tempo. Azato era solito dire: “Se subisci un attacco, devi essere pronto a identificare immediatamente il tuo assalitore, sapendo chi vive in quella zona. Devi subito avere idea del suo carattere, del suo livello di abilità, di cosa sappia fare meglio o peggio”. È molto probabile che lo esteso Azato abbia tratto tale insegnamento dal famoso passo di Sun Zu “Conosci il nemico e conosci te stesso: in cento battaglie non sarai mai in pericolo”.
Chi pratica karate deve essere consapevole della propria forza e delle proprie debolezze, ma soprattutto non deve sopravvalutare se stesso o lasciarsi accecare dalla presunzione. Solo in questo modo è possibile mantenere il giusto atteggiamento di equilibrio per valutare la situazione e agire al meglio. In questo principio è insito un grande elemento di autocritica, poiché se nell’arte della guerra il conoscere prima se stesso significa imparare a conoscere il proprio valore ma anche i propri limiti per superarli, risulta chiaro come nella vita quotidiana tale precetto stia a porre l’attenzione sul nostro modo di agire e di relazionarci con gli altri. L’altro da sé, spesso identificato proprio come avversario o nemico, anche nella vita di tutti i giorni, dovrebbe essere, invece, un mezzo attraverso cui migliorare se stessi in una “sfida” costruttiva, volta al miglioramento di sé, senza alcuna presunzione o arroganza. È proprio su questo assunto che trova fondamento la prima regola del dojokun “Jinkaku kansei ni tsutomuru koto” che tradotta significa: Impegnati a perfezionare il carattere.
Per poter perfezionare la tecnica è necessario prima perfezionare il proprio modo di agire e di pensare, attuando una riflessione critica sui propri punti di forza e punti di debolezza, non avendo paura di scoprire quanto, in realtà, possiamo essere inadeguati o impreparati di fronte a determinate situazioni. Come sostentava Funakoshi, se partiamo dal presupposto di essere i detentori della conoscenza o se ci riteniamo superiori agli altri perché vediamo solo i nostri punti di forza, nel momento in cui verremo chiamati a dimostrare ciò che presumiamo di conoscere, non potremo altro che andare in contro al nostro fallimento. Presumere di sapere qualcosa non solo ci allontana dalla vera essenza della cosa stessa, ma ci preclude anche la possibilità di poterla conoscere, poiché la troppa sicurezza non apre la nostra mente alla possibilità che le cose possano essere differenti. Ciò che risulta importante, quindi, è la predisposizione a voler migliorare se stessi, attitudine che può essere praticata solo attraverso lo sviluppo di una capacità autocritica volta a mettere in discussione il proprio operato al fine di comprendere dove sia possibile apportare dei miglioramenti. Per far ciò è necessaria una grande quantità di umiltà, perché a volte è difficile ammettere a se stessi e agli altri di non essere in grado di compiere qualcosa.

La vita stessa è spesso simile a un vero combattimento. Un atteggiamento non curante o sopravvalutante verso di essa, come dare per scontato di conoscere sempre il perché delle cose, non può portare a nessun buon risultato. Un serio addestramento, invece, perseguito con zelo e cognizione di causa, porterà nel tempo benefici non solo allo studio del karate, ma anche a molti altri aspetti dell’esistenza. Nella vita come nel karate bisogna provare a eseguire esattamente quello che viene insegnato senza protestare, poiché solo chi manca di zelo e forza di volontà non affronta i propri limiti e ricorre costantemente a lamentele e scuse di ogni genere.

A. Scarpellini

Riferimenti bibliografici
I venti principi del karate – Gichin Funakoshi – 2003 Edizioni Mediterranee.
Karate-do Nyumon – Gichin Funakoshi – 1999 Edizioni Mediterranee.