Il karate si pratica tutta la vita.
Karate no shuryo wa issho de aru.

Secondo il nono principio il vero sentiero dell’allenamento è un sentiero senza fine e senza limiti, poiché non esiste un punto che stabilisca il completamento della pratica. L’apprendere tutte le tecniche e il saperle praticare o conoscere tutti i kata non costituisce un vero allenamento se non si continuano a perfezionare nel tempo. Qualcuno sostiene che esistano più di cento modi diversi per attuare la stessa tecnica e per conoscerli tutti bisogna instancabilmente allenare mente e corpo (dojokun: doryoku no seishin wo yashinao koto). Secondo quanto riportato in un passo dell’Hagakure, un antico testo giapponese risalente a prima del 1600, l’apprendimento avverrebbe comunemente attraverso tre livelli di conoscenza. In una prima fase si studia con sforzo ma spesso si ottengono scarsi risultati e ci si sente inesperti. In una seconda fase si è ancora inesperti ma si è allo stesso tempo consapevoli delle proprie debolezze e di quelle degli altri. Nell’ultima fase si diventa orgogliosi delle proprie abilità, si prova compiacimento nel ricevere complimenti e si criticano le lacune degli altri. Chi attraversa questi normali stadi di conoscenza crede di sapere, ma in realtà, agli occhi del vero esperto, si comporta come se non sapesse nulla. Esiste tuttavia uno stadio che trascende i tre precedentemente descritti e, per questo, è il più eccellente. Chi percorre la Via, infatti, sa che non si finisce mai di imparare e, poiché è consapevole delle proprie lacune, non penserà mai di aver raggiunto la perfezione. Proprio per aver abbandonato l’orgoglio ed essersi comportato con umiltà giungerà a conoscere la Via. In quest’ottica il karateka progredisce giorno dopo giorno, divenendo oggi più abile di ieri e domani più di oggi. La pratica non può, quindi, avere mai termine. Questo dovrebbe essere il modus vivendi che accompagna il praticante di arti marziali per tutta la vita. L’essere oggi migliori di ieri e domani migliori di oggi significa anche possedere l’umiltà per mettere in discussione le proprie certezze e i propri risultati di fronte a nuovi scenari. Solo così è possibile sviluppare uno spirito critico attraverso cui valutare le proprie azioni e quelle degli altri. Umiltà e spirito critico sono due componenti fondamentali per il karateka, perché contribuiscono a costruire il giusto atteggiamento mentale con cui affrontare la vita. Ciò permette di imparare anche dalle situazioni più semplici e banali, proprio perché la mente è libera dalla presunzione di sapere sempre ciò che è meglio per noi e per gli altri. Vivere nella credenza di conoscere qualcosa meglio e più dei propri compagni, in realtà, preclude la possibilità di giungere alla vera conoscenza. Seguire questa infinita strada di apprendimento, tesa al continuo miglioramento di se stessi, è la vera immagine della Via del karate.

A. Scarpellini

Riferimenti bibliografici
I venti principi del karate – Gichin Funakoshi – 2003 Edizioni Mediterranee.