Considerato l’alto numero di nascite tra i vari “corsi di autodifesa”, dopo aver fornito alcune indicazioni sul come distinguere un buon corso di arti marziali da uno che non lo è, cerchiamo di capire come identificare il corso di difesa personale più adatto. Per quanto siano allettanti e presentati con belle parole – dai seminari nei weekend ai corsi della durata di qualche mese – la maggior parte di questi corsi non è in grado di fornire alcuna preparazione efficace e adeguata per affrontare determinate situazioni, ma al contrario dispensa esclusivamente false aspettative che, ahimè, si ripercuotono pericolosamente sugli stessi allievi, che credono di saper fare qualcosa quando, invece, non sanno fare proprio nulla. Infatti, pensare di potersi difendere da un potenziale aggressore non equivale a saperlo fare veramente e la troppa confidenza ci può spingere a sottovalutare la situazione, con tutte le conseguenze del caso.
Come fare quindi a distinguere un valido corso di difesa personale da uno che promette l’arrosto ma vi dà solo il fumo?
Cominciamo col dire che i corsi di difesa di qualche mese o peggio di qualche giorno servono a poco, anche se derivano da un’arte marziale. Infatti, autocontrollo, preparazione mentale e allenamento fisico, che sono concetti chiave non solo nelle arti marziali ma anche nella difesa personale, non si acquisiscono in qualche giorno o in pochi mesi, ma serve molto più tempo per poter padroneggiare le proprie abilità psico-fisiche in maniera efficace per non dire quasi istintiva. Infatti, di fronte ad una situazione di reale pericolo, se non interviene l’abilità di gestione delle emozioni, lo shock provocato dallo stress emotivo può essere tale da farci cadere in uno stato di blocco completo, quello che in psicologia si definisce “freezing”, una condizione in cui risulta impossibile attingere alle conoscenze sedimentate nella memoria. Di conseguenza tutto il nostro bagaglio di teorie e tecniche risulterà inaccessibile e totalmente inutile. Ecco dunque l’importanza di allenare la mente per modulare l’emotività. Tuttavia la situazione di shock, se da un lato rischia di bloccare la nostra facoltà di pensiero, dall’altro può lasciare spazio ad uno schema motorio istintuale. Per riuscire a generare una risposta automatica di questo tipo è però fondamentale un intenso allenamento, che ripeta continuamente alcuni gesti – o tecniche basilari – in modo tale da generare lo schema motorio, creando quella che si potrebbe definire un’abilità istintiva. Si capisce come un corso di difesa personale di qualche lezione, basato esclusivamente su teoria, psicologia spiccia e qualche norma legale, lasciando in secondo piano la preparazione fisica, non possa assolutamente offrire una soluzione adeguata, soprattutto se l’aspirante allievo si avvicina a questo mondo per la prima volta. Penso a tante donne e ragazze che, per aumentare il proprio senso di sicurezza, vengono spesso catturare dalle belle parole scritte nei titoli di corsi come “Introduzione all’Autodifesa”, che a mio avviso sarebbe più indicato per un libro tascabile da leggere in metropolitana, giusto per farsi un’idea di cosa sia la difesa personale.
Chiunque voglia imparare a difendersi realmente deve prevedere di investire molto tempo, applicandosi con costanza soprattutto nella preparazione fisica perché un reale aggressore non lo si combatte, purtroppo, con le parole o con le teorie, poiché niente e nessuno riuscirà a farlo desistere dalla sua azione criminosa, se non un intervento decisivo da parte nostra. Ma come facciamo a fare in modo che il nostro intervento sia risolutivo? Ad esempio potremmo fuggire, nella speranza che le forze ci sorreggano per riuscire a correre a perdifiato per più di cento metri senza crollare a terra a causa della scarica di adrenalina dovuta allo shock, oppure potremmo colpire l’avversario nei cosiddetti punti deboli, ancora nella speranza di avere la forza necessaria per metterlo momentaneamente k.o. e avere l’occasione di allontanarci. Le possibili azioni risolutive sono molte, dalle leve articolari, alla capacità di liberarsi dalle prese. In realtà di tecniche ne esistono un’infinità, ma se non abbiamo le forze necessarie per sostenere l’aggressione e per mettere in atto le teorie che il nostro istruttore ci ha così bene insegnato, l’aggressività dell’avversario avrà il sopravvento. Quindi se non possediamo un’ottima forma fisica non possiamo sperare di difenderci, tanto meno di scappare. Nel mondo reale per difendervi da una persona che vuole massacrarvi di pugni o peggio ancora violentarvi, non basta conoscere qualche tecnica provata dieci-venti volte in un corso di introduzione all’autodifesa.
A questo punto entra in gioco, ancora una volta la validità dell’istruttore. Un bravo istruttore non dovrebbe utilizzare molte parole, ma dovrebbe far lavorare il corpo e allenare la mente. Se non lo fa probabilmente lui stesso non ne è in grado, quindi meglio lasciarlo perdere. In merito a questo aspetto rimando all’articolo precedente “Arti marziali: come scegliere il corso giusto“. Rimane comune il fatto che al termine di una lezione di difesa personale dovreste essere stremati per l’allenamento fisico che avete fatto; solo in questo caso vi state preparando nel modo corretto e, soprattutto, non state sprecando tempo e soldi. Diffidate anche da chi pretende di spiegare come ci si difende da un attacco con il coltello o da chi vuole sfatare i miti della difesa contro le armi da taglio. In questi casi c’è solo una soluzione: la fuga, ma in pochi lo ammetteranno, perché ne andrebbe del loro ego. Allo stesso modo diffidate da chi si prefigge di spiegarvi come liberarvi da una presa a terra che potrebbe portare ad una violenza sessuale. La lotta a terra si fonda su delle basi molto complesse ed è impensabile anche solo avvicinarsi ad essa in poche lezioni. Se pesate approssimativamente 50-60 kg, scordatevi di togliervi di dosso una persona che ne pesa 70-90 che, in quel dato momento possiede forza e aggressività che sovrastano le vostre. La soluzione in una situazione di possibile atterramento è, purtroppo, una sola: non farsi atterrare, ma per farlo torniamo ancora al punto cardine della questione: bisogna essere preparati fisicamente e avere la forza e l’agilità sufficienti per resistere o evadere il tentativo. Le tecniche di leva (o resistenza alle leve) sono molto belle da vedere e affascinanti quando vengono applicate in allenamento – soprattutto con il compagno che si presta all’esercizio – ma se non possedete la forza e l’elasticità sufficienti, le vostre leve si spezzeranno nel tentativo di sollevare un masso pesante.
Da ultimo è bene ricordare che la difesa personale ha delle implicazioni legali che possono trasformarsi in un’arma a doppio taglio, in particolar modo nel momento in cui viene identificato un eccesso di autodifesa. Per questo motivo è importante cercare, come prima cosa, di evitare lo scontro, anche dandosi alla fuga, ricorrendo alla violenza fisica solo in caso di estrema necessità. Tuttavia se la situazione diventa insostenibile e capite che ne va della vostra incolumità, o di quella dei vostri famigliari, non dovete esitare ad agire in modo efficace ma, per farlo, dovete essere adeguatamente preparati ad una reazione immediata, forte e decisa, perché il vostro aggressore, se non viene neutralizzato, non vi darà scampo.