Le arti marziali “propriamente dette”, come visto nell’articolo precedente (che potete trovare qui) lavorano su diversi aspetti importanti della persona, da quello muscolo scheletrico, a quello posturale, dalla componente psicologica a quella comportamentale. Vien da sé, quindi, l’importanza di rivolgersi a persone competenti e qualificate, scegliendo il corso appropriato. Nel panorama italiano attuale è cosa non da poco capire dove puntare lo sguardo e, soprattutto, dove indirizzare i nostri soldi. Per evitare di perdere tempo, sprecare denaro e rischiare di farsi del male potrebbe essere utile prestare attenzione a tre aspetti fondamentali: l’organizzazione del corso o scuola, il costo e soprattutto l’insegnante.
Cominciamo col distinguere una scuola di arti marziali dalla setta – parlo per esperienza personale – dove per rivolgersi al maestro è sempre necessario usare titoli onorifici, anche in occasioni informali, o bisogna prendere appuntamento mesi prima. Spesso le scuole-setta hanno una gerarchia strutturata in modo esasperato, con il maestro in cima alla piramide, sostenuto da una cerchia di fedeli che farebbero di tutto per lui. Rispetto e disciplina si ottengono tramite l’esempio, non imponendo la propria autorità o facendo leva sul carisma. La marzialità è importante, ma urlare in faccia agli allievi o insultarli per motivarli non rispecchia di certo il concetto di via marziale.
Il secondo punto da considerare attentamente è il costo. La qualità si paga, è cosa vera e giusta, ma c’è differenza tra corsi di alto livello e ladrocini o estorsioni. Non sempre, infatti, alto costo significa alta qualità. Un corso di arti marziali può avere dei costi molto variabili, ma tutto dipende da chi conduce le lezioni. Risulta evidente, quindi, l’importanza di capire se l’istruttore che abbiamo di fronte è una persona preparata, che possiede delle reali abilità, oppure se è solo un cantastorie capace di nascondere la sua impreparazione con tante belle parole. Non è detto che il maestro fisicato sia necessariamente quello giusto, ma è pur vero che, se le arti marziali forniscono uno sviluppo armonico di mente e corpo, la fisicità del vostro istruttore è da tenere bene in considerazione perché è lo specchio del suo modo di praticare. Alcuni istruttori – in condizioni di normalità e quindi non affetti da particolari patologie – sono obesi e non riescono nemmeno a toccarsi la punta dei piedi (attenzione: i rikishi, lottatori di zumo, sono in grado di farlo!) altri, invece, hanno una corporatura troppo esile. Il maestro è un modello di riferimento e come tale tende ad essere seguito: obesità vuol dire poca disciplina e autocontrollo, troppa magrezza significa pessimo sviluppo armonico dell’apparato muscolo-scheletrico. Vien da sé che entrambe le situazioni denotano uno scarso lavoro a livello personale e interiore. Che tipo di arte marziale potranno insegnare persone così?
Possiamo imparare a distinguere il buon istruttore anche se siamo dei neofiti prestando attenzione alla sua schiena e ai suoi piedi. Guardiamo il modo in cui cammina e osserviamo come muove gli arti. Un maestro che esegue tecniche con gli arti troppo contratti o troppo molli, si ingobbisce quando compie semplici esercizi – un esempio su tutti sono i piegamenti a terra – o si muove in modo goffo e compie continui passetti per aggiustare l’equilibrio, forse non fa al caso vostro. Stiamo parlando di arti marziali, dove il corpo è uno dei due elementi centrali dell’equazione e, in quanto tale, è specchio dell’altro elemento, la mente. Disarmonia corporea significa disarmonia mentale e viceversa. Se al vostro istruttore piace parlare tanto, forse è meglio che vada a fare il filosofo.
Da ultimo, a fronte di centinaia di euro richiesti per un corso qualsiasi, è importante verificare le competenze dell’istruttore e se è abilitato all’insegnamento. Gran parte di queste persone pensa che l’aver praticato una determinata arte marziale per 10-15 anni gli dia il diritto e le capacità per poter insegnare. È come se dopo vent’anni che abbiamo la patente possiamo permetterci di andare ad insegnare in una scuola guida, o peggio ci crediamo dei piloti. Purtroppo – o per fortuna – non è così. Alcuni lo fanno per i soldi, altri per alimentare il proprio ego, ma sta di fatto che negli ultimi anni sono esplosi come funghi corsi fuffa di arti marziali che ingannano – e spennano – persone poco informate. Amici e parenti? Vanno bene, purché siano qualificati e competenti.
Il maestro Gichin Funakoshi, ritenuto il fondatore del karate moderno, esprimeva un concetto interessante con l’espressione “Lo spirito viene prima della tecnica”. Male interpretato da molti di questi pseudo-istruttori, tale principio, non sta ad indicare che l’allenamento mentale abbia più importanza di quello fisico – il che lascerebbe spazio ai filosofi – ma che l’allenamento mente-corpo sia più importante delle conoscenze teoriche. Non è andando alla ricerca di nuove tecniche, ma è solo attraverso il continuo esercizio di fisico e psiche che si tempra lo spirito; in altre parole la volontà. Questo è ciò che bisognerebbe ricercare in un “vero” corso di arti marziali.